Radio Carta Bianca

Emergenza Kirghizistan – Amnesty International Italia

Pubblicato in Chiesa e società da t0bia il 28 giugno 2010

Il nostro blog questa settimana intervista Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International. Parliamo della situazione in Kirghizistan.

Che sta succedendo in Kirghizistan? Ci può aiutare a capire gli ultimi avvenimenti e la portata dei fatti di queste ultime ore?

È in atto una crisi umanitaria di grandi dimensioni, provocata dalle violenze scoppiate nella città di Osh intorno al 10 giugno. I morti potrebbero essere fino a 200, le persone in fuga centinaia di migliaia.

L’OMS parla di un milione di persone coinvolte, disperate, in fuga dagli scontri etnici, esplosi il 10 Giugno… e la maggior parte sono intrappolate nel paese, per la chiusura delle frontiere degli stati confinanti.

Per questo, Amnesty International ha chiesto agli stati confinanti di tenere aperte le frontiere e di consentire, soprattutto l’ingresso alle agenzie di soccorso e assistenza umanitaria, che sono più in grado di gestire grandi flussi di profughi.

Qual è la situazione, a livello umanitario, secondo le vostre fonti?

È preoccupante. Va anche aggiunto che in questi anni molti uzbechi erano fuggiti in Kirghizistan per cercare riparo dalla repressione nel loro paese. Se ricacciati indietro da questa ondata di violenza etnica, rischiano di finire in prigione e di essere sottoposti a torture.

Molti osservatori ritengono che le violenze siano state causate per destabilizzare il Paese, alla vigilia del referendum costituzionale (27 Giugno). Da semplice scontro ad Osh, ad un conflitto interetnico nazionale sfuggito di mano…

Sappiamo che il sud era la roccaforte elettorale del deposto presidente Bakiev: una prima ipotesi dunque è che la destabilizzazione sia stata provocata per ragioni politiche e per delegittimare il governo ad interim di Roza Otumbayeva. Altri osservatori chiamano in causa anche la criminalità comune, in una comunanza di interessi con la precedente amministrazione.

Il Kirghizistan è diventato indipendente nel 1990, da allora una storia segnata da turbolenze, rivolte, elezioni non trasparenti, assassini di ministri e presidenti costretti alla fuga all’estero… ma il problema principale sembra essere l’altissima e radicata corruzione, che paralizza il paese.

Questo è certamente un problema, insieme alla dimensione del crimine organizzato. Ma non dimentichiamo le origini storiche, con la divisione della valle di Fergana negli anni Trenta dello scorso secolo tra le tre repubbliche socialiste sovietiche di Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. Già nel 1990 le divisioni etniche avevano provocato scontri tra uzbechi e kirghizi, con oltre 1000 morti.

Quanto è importante il Kirghizistan, da un punto di vista politico, per gli equilibri dell’area?

Lo è dal punto di vista militare, giacché nel 2001 gli Usa hanno aperto la base militare di Manas, nel nord del paese, per gestire le operazioni in Afghanistan. Questa decisione ha anche provocato un forte attrito con la Russia.

Quali i passi necessari per la riappacificazione e la ripresa di un cammino di unità nazionale, secondo lei?

Indagare sulle violazioni dei diritti umani, tutelare le libertà di associazione e di espressione, sono le condizioni minime per la riappacificazione. Gli organismi internazionali sui diritti umani dovrebbero poter visitare il paese e monitorare la situazione per tutto il tempo necessario.

Qual è l’impegno di Amnesty International e Amnesty Italia in Kirghizistan?

Far sì che le richieste di cui sopra vengano accolte e fatte rispettare; garantire che non vi sia rimpatrio forzato di rifugiati uzbechi; proteggere i difensori dei diritti umani e gli organismi indipendenti della società kirghiza che stanno raccogliendo segnalazioni e denunce.

E’ difficile mantenere l’attenzione sempre alta su queste -purtroppo- continue emergenze umanitarie? C’è il rischio che qualsiasi notizia ormai non scalfisca più l’opinione pubblica…

Questo è parzialmente vero. Dobbiamo resistere però alla tentazione di “perdere il conto” di ciò che accade nel mondo. Il conto si aggiorna, non si deve perdere. Per questo, Amnesty International invita i propri soci e simpatizzanti a seguire sul sito www.amnesty.it l’evolversi della situazione in Kirghizistan e a partecipare alle mobilitazioni e agli appelli che verranno proposti.

Grazie Riccardo.

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