Radio Carta Bianca

Wind of change – Legambiente

Posted in Ambiente ed Economia by t0bia on 30 giugno 2010

Vi propongo l’intervista realizzata con Katiuscia Eroe, dell’Ufficio Energia & Clima di Legambiente. Parliamo di eolico, ma non solo…

Recenti proiezioni economiche affermano che entro il 2020 l’energia eolica potrà soddisfare attorno al 10-12% del fabbisogno energetico mondiale. Eolico in prima linea dunque per superare la dipendenza dai combustibili fossili?

L’ eolico presenta un potenziale molto alto, l’Anev (l’Associazione Nazionale energia del vento) stima che l’Italia potrà arrivare a circa 15 mila MW installati, soddisfacendo il fabbisogno elettrico di circa 12 milioni di famiglie. E’ facile capire quindi il ruolo importante che gioca questa tecnologia, sia in termini di indipendenza energetica che nella lotta ai cambiamenti climatici.

Qual è la posizione di Legambiente sull’eolico?

Legambiente è convinta che il mix delle energie rinnovabili, la generazione distribuita, sia la risposta ai problemi energetici del nostro Paese e non solo. In questa visione l’eolico, come detto prima, gioca un ruolo fondamentale. Il suo sviluppo, ben integrato con il paesaggio, rappresenta per l’Italia un’opportunità non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale.

Com’è la situazione dell’eolico in Italia, anche nella prospettiva di limitare la nostra dipendenza energetica dall’estero?

Oggi in Italia ci sono oltre 5 mila MW installati tra grandi e piccoli impianti in grado di produrre energia elettrica pari al fabbisogno di oltre 4 milioni di famiglie. Numeri sicuramente interessanti pensando soprattutto alle sue potenzialità. Ciò non toglie che la mancanza di Linee Guida nazionali e le ultime novità nel campo dei Certificati Verdi rendono complicato e difficile lo sviluppo di queste tecnologie. D’altra parte anche il Piano presentato dal Governo sullo sviluppo delle Rinnovabili in Italia, per raggiungere gli obiettivi della Direttiva Europea del 20-20-20 punti molto sulle importazioni dall’estero invece che puntare su una maggiore autonomia favorendo lo sviluppo delle rinnovabili.

Difficoltà burocratiche e carenze strutturali della rete elettrica sono ancora gli ostacoli principali per la diffusione dell’eolico nel nostro territorio?

L’ inadeguatezza della rete è sicuramente un problema rilevante per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Già oggi ad esempio in alcuni parti dell’Appennino una quota rilevante dell’energia eolica prodotta non viene immessa in rete. Lo sviluppo delle FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) richiede di fatto un profondo cambiamento nella gestione e programmazione della rete elettrica nazionale. Soprattutto in prospettiva di quello che dovrà accadere da qui al 2020 in un contesto di mercato liberalizzato con tanti attori grandi e piccoli, progetti da fonti diverse e con esigenze diverse di immissione di energia elettrica. Le difficoltà delle rete italiana a recepire maggiori volumi di elettricità da FER sono dovute anche al fatto che rimangono insolute storiche congestioni e che su queste sono in ritardo gli interventi.

Quali i prossimi scenari per l’energia prodotta dal vento, in particolare rispetto alla correlazione eolico-impatto paesaggistico?

Il paesaggio è un tema molto caro a Legambiente e rappresenta un valore di fondamentale importanza per un Paese come l’Italia. Proprio per questo crediamo che la prima attenzione deve essere posta nelle fasi di studio e progettazione. A questo scopo, già da diversi anni, abbiamo firmato un Protocollo d’Intesa con l’Anev, il cui obiettivo è proprio quello di controllare e minimizzare, attraverso alcune indicazioni, i possibili impatti degli impianti eolici. In questi anni abbiamo dimostrato come sia possibile non solo integrare l’eolico nel paesaggio ma trovare anche il consenso di comitati e cittadini. I risultati sono stati poi presentati in un libro fotografico “Smisurati Giganti” il cui scopo è proprio quello di raccontare le bellezze dell’eolico e la valorizzazione del territorio.

Una soluzione potrebbe essere data dall’eolico off-shore?

In realtà in questi anni abbiamo visto che chi è contro l’eolico è anche contro impianti gli impianti off-shore. Anche in quei casi, come in Molise, dove l’impatto paesaggistico è praticamente nullo. L’eolico in mare rappresenta per il nostro Paese sicuramente un importante opportunità, i nostri mari sia il Tirreno che l’Adriatico offrono un potenziale importante che va sfruttato, ma anche in questo caso gli impianti devono seguire delle regole affinché siano ben integrate e non creino impatti di tipo paesaggistico.

Che ne pensa dell’eolico d’alta quota, di cui si parla dal 1970, ma che finora ha avuto scarsissime applicazioni?

L’eolico troposferico è sicuramente un applicazione affascinante ma al momento di difficile applicazione vista la grandezza dell’impianto stesso. In questo senso credo la ricerca possa svolgere un ruolo importante e fondamentale al fine di migliorare e rendere più applicabili soluzioni innovative come quella dell’eolico troposferico.

Eolico e tutela della biodiversità, altra questione delicata…

Anche in questo caso, come per il paesaggio, basta porre le giuste attenzioni ma soprattutto serve chiarezza. Infatti attraverso studi e ricerche specifiche è possibile conoscere “usi e costumi” delle specie che vivono nelle aree interessate dal parco eolico o la presenza di specie protette, basterebbe indicare con chiarezza quelle aree idonee alle installazioni che molti dei problemi sarebbero risolti.

Come vede il problema del cosiddetto “eolico senza vento” (impianti installati in zone non ventose, approfittando degli incentivi europei) ad es. nella valle di Mazara?

Il problema dei fondi europei e delle opere incompiute o fatte male è una questione aperta nel nostro Paese e non riguarda solo gli impianti eolici. Se da una parte crediamo che per il bene del nostro Paese questi fatti debbano assolutamente essere combattuti con strumenti penali e giuridici dall’altra non si deve demonizzare una tecnologia che può portare benefici ambientali e socio economici. Inoltre dobbiamo anche pensare che in Italia gli incentivi vengono dati per kWh prodotto, e questo vuol dire che investire in una turbina per poi non farla girare non è un investimento economicamente produttivo. Basterebbe vigilare di più. Inoltre in alcuni casi proprio siciliani le pale eoliche non sono produttive perché mancano i collegamenti con la rete elettrica.

Che senso ha riproporre oggi il nucleare, in un paese come l’Italia, dove le mafie gestiscono, almeno in parte, il business dei rifiuti? Non è folle pensare di permettere alle mafie di entrare nello smaltimento delle scorie nucleari?

Riproporre oggi il nucleare in Italia è folle per mille ragioni, ambientali, di sicurezza, di costi, energetici. Sarebbe certamente folle permettere alle mafie di entrare nello smaltimento delle scorie nucleari, così come è folle permettere alle mafie di entrare a far parte di qualsiasi sistema, economico o politico. A maggior ragione sarebbe ancor più rischioso nel caso di scorie nucleari già molto pericolose. Ed è incredibile pensare come ancora oggi, nonostante si parli tanto di nucleare, non esista ancora un deposito definitivo per lo stoccaggio delle scorie.

Grazie per la gentilezza e la disponibilità, Katiuscia.

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