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Radio Carta Bianca è uno spazio per le parole. Interviste e visioni sul mondo intorno. Raccoglieremo le idee ed i pensieri, le ombre e le scintille delle onde, sperando di crescere, pensare e divertirci insieme.
PS: Le interviste a Don Gallo, a Greenpeace Italia e a Gianluca Ferrara sono state realizzate nel Gennaio 2010, per il mio precedente blog generalista.
Partecipare e resistere – Don Andrea Gallo
Ho chiesto a Don Andrea Gallo, che ringrazio infinitamente per la disponibilità e le parole gentili d’incoraggiamento, di rispondere a 10 domande.
Sant’Agostino dice: “I cittadini della città terrena sono dominati da una stolta cupidigia di predominio che li induce a soggiogare gli altri; i cittadini della città celeste si offrono l’uno all’altro in servizio con spirito di carità e rispettano docilmente i doveri della disciplina sociale” (S.Agostino – La città di Dio, XIV, 28). Don Gallo, cos’è la società della decrescita e perchè è un sentiero cristiano?
Consiglierei a tutti di leggere e meditare la “Lettera a Diogneto” (II secolo). Don Bosco diceva “camminare con i piedi per terra guardando il cielo”.
Nella “Caritas e Veritate” c’è un esplicito riferimento alla società della decrescita, auspicando una sincera inversione di rotta, quel cambiamento di mentalità spesso invocato e ancor più spesso ostacolato. Perchè la società della decrescita spaventa così tanto?
Nella Enciclica manca un pizzico di Marxismo. Non si conosce la realtà. E’ indispensabile la teoria-prassi-teoria.
Don Mazzolari dice in un bello scritto del 1949: “Chi vi ha detto che si debba sempre guadagnare quando diamo il lavoro? Prima del guadagno, c’è l’uomo: prima del diritto al guadagno, il diritto di vivere. Sta scritto infatti: «tu non ucciderai » Il guadagno può farci omicida: e Giuda ha venduto il Sangue del Giusto, per trenta denari.”
Il diritto al lavoro è fondamentale. Per il neoliberismo è una bestemmia, solamente la produzione è legge.
Nel Catechismo degli Adulti “La verità vi farà liberi” si dice (1138) “L’economia di mercato in se stessa è positiva e rispondente alle esigenze della libertà: fa emergere i bisogni della gente, utilizza al meglio le risorse, forma prezzi equi.” Questa affermazione poi viene solo parzialmente mitigata. Non si sono avute prove a sufficienza della barbarie di un’economia di mercato, che finisce inevitabilmente in una tirannia del profitto, con tutto quello che ne consegue? Che ne pensa?
Domina la Divinità idolatrica e trinitaria: mercato (selvaggio), tecnologia, deterrenza totale
Padre Turoldo, in una bell’intervista di qualche anno fa, dice che nessuno risponde alla domanda “cosa vuoi diventare?” dicendo “voglio diventare un uomo”. Il progresso è solamente crescita nell’umanità, tutto quello che non fa crescere l’umanità è un ritornare verso il nulla. Che ne pensa?
Si deve sostituire alla parola “progresso” il concetto di sviluppo che è basato sulla uguaglianza.
Quando vedremo una Chiesa finalmente povera, sulla scia degli insegnamenti di Gesù e dei Santi? Solo quando trionferà la Città di Dio?
La Chiesa è cattolica cioè universale. La Chiesa è cattolica e di conseguenza cristiana. Se è cristiana è povera. Altrimenti non è chiesa cattolica.
Don Gallo, cosa significa seguire un cammino in direzione ostinata e contraria?
Il “non licet” al potere è una caratteristica costante. Il Cristiano è sale, lievito, chicco di grano che marcisce e da frutto.
Quale persona, nella sua vita, le ha offerto un esempio di vita spesa per la libertà, magari sconosciuta ai più, che vuole ricordarci?
Vorrei ricordare Nelson Mandela.
Cosa significa il tenere sempre la porta aperta, per accogliere le persone che arrivano dalla strada?
Significa leggere il Vangelo di Matteo, cap 25, vv. 32 e seguenti.
[32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. [34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. [46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
Il nostro spazio è visitato da molti trentenni. Cosa si sentirebbe di dire ad una famiglia di precari, insicuri del proprio domani?
Griderei “Su la testa”. Sempre. Partecipare e resistere.
Il mare di tutti – Greenpeace Italia
Questa settimana il nostro blog ha il piacere di ospitare l’intervento di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a cui vanno i miei ringraziamenti per la cordialità e la gentilezza. Parliamo del nostro mare, oggi.
Allora, la Convenzione di Barcellona sul Mediterraneo. Pregi e zone “grigie” dove intervenire.
I punti specifici sono molti, ma sopra a tutto c’è la “questione Governance” (vedi link). In pratica, sono decenni che la legislazione (e l’amministrazione) dell’ambiente fa il “vaso di coccio” in mezzo a “vasi di ferro” (Pesca, Trasporti, Industria…). Se vogliamo fare sul serio dobbiamo integrare questi aspetti e, soprattutto, garantire che le questioni ambientali non siano trascurate per vantaggi economici a breve. Ad esempio, ci avessero sentito venti anni fa quando dicevamo che la pesca a strascico doveva essere allontanata subito dalla costa oggi i pescatori forse se la passerebbero meglio. I fondali (e i pesci) sicuramente…
Si piange sui capodogli spiaggiati e si continua ad avvelenare senza sosta il loro habitat…
Si fa anche di peggio, in Italia. Abbiamo ricontato (estate 2008) le balenottere comuni e le stenelle del Santuario dei cetacei, dopo l’ultimo censimento del 1990 (ma il Segretariato del Santuario che fa?). Le stenelle sono la metà e abbiamo trovato solo un terzo delle balene attese. Facendo il paragone, i Giapponesi (con la loro caccia baleniera) sono dei veri “amici degli animali”, in confronto! (Vedi link)
Nel Giugno 2009 avete pubblicato “Un mare d’inferno”, sulla situazione del Mediterraneo. In quali ambiti può innestarsi una decrescita economica felice, nella salvaguardia del nostro Mediterraneo?
Per salvarci dall’incubo del cambiamento climatico ci sono due cose importanti che dobbiamo fare. La prima è avviare una Rivoluzione Energetica che ci tiri fuori dalla trappola dei combustibili fossili. Non è uno scherzo e ci vogliono decisioni rapide e fondi: anche per questo siamo contro la “ruberia nucleare” che distrae risorse dal compito urgente di aumentare l’efficienza energetica dei nostri sistemi, avviare produzioni di energia da risorse rinnovabili in grande scala e realizzare una rete di distribuzione “intelligente” che ci permetta di usare al meglio un sistema decentralizzato di produzione “verde”.
Ma il cambiamento climatico c’è già. Bisogna quindi mettere “al sicuro” gli ecosistemi terrestri e marini. Smetterla di devastare il territorio, di avvelenare aria, fiumi e mari è importante. In mare, si deve smettere la pesca eccessiva e distruttiva. Ma, in mare come a terra, è necessario che una porzione sufficiente degli ecosistemi sia posta sotto tutela. Per il mare, abbiamo proposto una rete mondiale di Riserve Marine (aree no take/no dump, in cui sia vietato prelevare risorse e immettere sostanze pericolose) che copra il 40% degli oceani: un dato che viene dalla ricerca, non da Greenpeace.
Link: Rapporto “Un mare d’inferno”
Link: Riserve marine nel Mediterraneo
Link: Global network delle riserve marine
Quali saranno i prossimi snodi vitali, nell’immediato futuro per la tutela del mare? Tecnologie, appuntamenti, problematiche…
La tecnologia senza la volontà e il governo non serve a niente (casomai, serve a far danno). Ripeto: il problema principale è passare dal concetto di “zona franca” a quello di “mare di tutti”. E’, lo ripeto, un problema di governance. Nel Mediterraneo stiamo cercando di avviare un processo di questo tipo (abbiamo prodotto un documento per i delegati della XVI conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona) ma ovviamente non è semplice. Un altro punto importante sarà capire se l’UE col mare vuol fare sul serio. Un utile banco di prova è messa a punto della nuova Politica Comune della Pesca: staremo a vedere se la lobby dei pescatori (credo sia meno di qualche millesimo del PIL) continuerà a dettare legge su una risorsa che a regola dovrebbe essere condivisa…
Trovo molto intelligente la leva economica per sollevare le coscienze, leva che spesso ricorre nelle vostre battaglie. Ad esempio: se diciamo che bisogna tutelare la biodiversità marina, nessuno ascolta. Se invece diciamo che non tutelando la biodiversità, si avranno ricadute sull’attività economica, turismo e pesca in primis.. beh, allora qualcuno potrebbe ascoltare. Molto efficace.
E’ bene evitare di confondere lo strumento con il fine. Il nostro obiettivo è quello di modificare il rapporto (auto)distruttivo società-ambiente. L’esperienza è che (almeno in Italia) i grossi marchi rispondono meglio della politica. Sul mare, di grandi “brand” ce ne sono pochi, ma è vero ad esempio che esistono interi territori vocati al turismo: se aprissero gli occhi capirebbero che la tutela del mare è nel loro interesse.
Spesso vi trovate ad incrociarvi con i pescatori. Ci potete descrivere questo rapporto?
Continuo a rifiutarmi di credere che non esistano pescatori onesti. E continuo a credere che i pescatori onesti stanno dalla nostra parte. Con gli altri il rapporto è spesso burrascoso. L’ultima spadara che abbiamo intercettato a Pantelleria quest’estate aveva a bordo 13 km di rete completamente illegale, 2 palamiti senza alcuna licenza e una trentina tra tonni (senza quota di pesca, e sotto la taglia minima) e pesce spada (quasi tutti sotto la taglia minima). Non erano contenti…
Perchè in Italia, non si riesce a capire l’importanza della tutela del mare, anche in chiave turistica? Cito ad esempio la figuraccia nella questione tonno rosa di fronte al resto d’Europa. Abbiamo 7458km di coste…
Il tonno è rosso, non rosa. Purtroppo gli italiani pensano al mare solo 2 settimane l’anno. E a quel punto pretendono che sia pulito e magari pieno di pesci. Troppo facile. Come troppo facile è dare la “colpa” alla “politica”. La politica siamo noi.
Un risultato di cui andate fieri ed un prossimo progetto per il mare.
Ormai le spadare sono sul viale del tramonto. La situazione era già migliorata nel 2002 con il bando che avevamo vinto nel 1998, ma poi non ce ne siamo più occupati (dietro ad altre priorità) e il problema è rispuntato fuori. Adesso i controlli si fanno davvero e nel 2009 pare sia andata assai meglio. Lo stesso per la pesca al tonno rosso. Ma possiamo esserci dappetutto? Ovviamente no. E quindi… hai voglia di progetti!
Come ognuno di noi, può fare qualcosa, di concreto?
Siamo tutti “utilizzatori” di risorse che vengono dal mare. A parte l’aria che respiriamo (che proviene al 50% dal fitoplancton marino) e su cui sconsiglio di economizzare, ci sono un sacco di altre “risorse” del mare che sprechiamo. Troppi dei pesci che mangiamo sono pescati con sistemi distruttivi o vengono da popolazioni ormai esangui. E poi continuiamo a costruire case, strade, porti e a devastare la costa che è uno dei “luoghi critici” del nostro mare. Usiamo e gettiamo via materiali pericolosi (veleni di vario tipo sotto forma di detersivi ecc…), contribuiamo con le nostre automobili, e in genere con un uso inefficiente dell’energia, a distruggere il clima del pianeta.
In due parole: siamo ignoranti. Quello che ognuno puo fare quindi è capire, informandosi e da più fonti, quel che stiamo facendo, tutti noi, all’unico pianeta che abbiamo. E poi decidere di conseguenza.
Ci parlate del veliero Rainbow Warrior III? Mi sembra non solo un esempio di ingegneria verde, ma il simbolo di una coscienza ambientale che deve necessariamente rinascere, in questi tempi. Rinnovarsi non serve più. (NDA: Il Rainbow Warrior III è stato commissionato ex-novo, prima volta per un’ammiraglia di Greenpeace, invece che essere un veliero rimesso a posto)
E’ vero. Fino ad ora abbiamo “solo” risistemato imbarcazioni che già navigavano. Il problema è che risistemarle secondo gli standard di Greenpeace comunque costa molto e comunque… ci sono limitazioni strutturali. Considerata anche la vita più lunga (si spera…) di una nave costruita ex novo e, chi l’avrebbe mai detto, il fatto che la recente crisi economica ha causato anche una diminuzione notevole dei costi… alla fine abbiamo deciso di provarci. E’ una sfida perché sarà una nave con propulsione mista (quindi, anche a vela) ma con un ponte porta elicotteri. Ovviamente, con il massimo possibile di efficienza energetica e con il minimo delle emissioni. Spero, anche con il massimo delle emozioni!
I libri come semi – Gianluca Ferrara
Gianluca Ferrara è uno scrittore ed editore o meglio “seminatore d’idee”. Lo ringrazio moltissimo, per la gentilezza nell’avermi concesso quest’intervista.
Ci racconti la nascita e la scintilla per creare Edizioni Creativa?
La scintilla, quella decisiva che ha acceso questo laboratorio culturale, l’ho avuta nel 2005. Sentivo forte e sento oggi, ancor più di ieri, la necessità di trasmettere dei messaggi propositivi e costruttivi, che facciano riflettere e sognare.
Cosa significa essere seminatore d’idee, piuttosto che editore?
Vedi, sono convinto che i libri siano come dei semi che possono germogliare nell’animo di ognuno di noi e cambiarlo. Il termine editore non mi piace perché è soprattutto legato solo al freddo aspetto commerciale, in troppi si vantano e diventano egocentrici facendo questo lavoro, pensa che una volta ho conosciuto una persona, aveva appena aperto una casa editrice, che mi diede un bigliettino da visita personale con scritto nome, cognome e in basso “editore”. Capisci non era scritto il nome della casa editrice, ma il termine editore, lui ci teneva ad essere riconosciuto con quel termine. Alle volte abbiamo bisogno di parole per sentirci importanti. Francamente, specie per chi fa questo lavoro che dovrebbe veicolare pensieri, è triste.
Quali sono le difficoltà maggiori che affronti, ogni giorno, come editore?
Sono diverse, forse la più insidiosa è quella di cercare di battersi per trovare spazio in un mercato monopolizzato dai grossi gruppi editoriali che puntano a vendere libri come se fossero noccioline, dando poca importanza ai contenuti.
Ci parli di Dissensi?
Dissensi è un marchio editoriale nato dall’anonima collana di Edizioni Creativa. Sono saggi che hanno l’obiettivo di contro informare, suscitare entusiasmo e consapevolezza della realtà in cui viviamo. Una società governata da una dittatura dell’effimero. Di recente abbiamo pubblicato il testo del missionario teologo Arturo Paoli (Il cuore del Regno), quello della giornalista Sonia Toni (Così parla l’econauta) a cui hanno partecipato Beppe Grillo, Dario Fo, Luciano Ligabue, Red Ronnie, don Ciotti, Antonio di Pietro. Di questo libro prossimamente se ne dovrebbe occupare anche Striscia la Notizia.
Cosa dire ai giovani autori o agli aspiranti piccoli editori?
Di credere nei loro sogni ma rompersi la schiena per realizzarli.
Una misura concreta per migliorare un po’ il panorama editoriale italiano.
Boicottare determinate case editrici, comprare in modo oculato, cercare di informarsi sulla storia della casa editrice. Ma anche cercare di comprare dal piccolo libraio indipendente, valorizzare l’acquisto on-line. Si dovrebbe evitare di rendere possibili gruppi editoriali che monopolizzano il mercato, vietare gli sconti… Ma il discorso è lungo…
Parlaci di un bel progetto a cui ti stai interessando o che hai nel cassetto.
Sono diversi… per Dissensi uscirà il nuovo libro del missionario Daniele Moschetti a cui parteciperanno Vittorino Andreoli e il vescovo di Campobasso Bregantini.
E un progetto sfumato, che avresti voluto e che non sei riuscito a realizzare?
Non ho rimpianti, guardo avanti. Anche se alcuni libri belli li avrei voluti pubblicare.
Un tuo spazio internet si chiama “con gli ultimi“. Di che si tratta?
E’ uno spazio solidale dove concretamente si vuole essere d’ausilio a chi è rimasto indietro. Oltre alle parole occorre cercare di essere cambiamento in modo pragmatico.
Un libro che ti ha davvero colpito e che puoi consigliarci?
Il Vangelo.
In Primavera, per Castelvecchi Editore, uscirà l’ultimo libro di Gianluca Ferrara, il saggio “Nonostante il Vaticano”. Introduzione di Beppe Grillo, con interventi di Padre Alex Zanotelli, Don Andrea Gallo e Don Vitaliano Della Sala.








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